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Convegno 24/11/2017 presso Cinema Lumiere Lumiere a Ragusa (RG)

November 27, 2017

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Intervento del Segretario Nazionale UIF al convegno nazionale di Ragusa.

February 21, 2017

 

Oltre duecentosettanta Avvocati hanno partecipato al Convegno dell'UIF di Ragusa, con il patrocinio dell'Ordine degli Avvocati di Ragusa, sulle problematiche sottese agli artt. 143 c.c. e 570 c.p. Il Convegno, aperto dall'Avv. Diletta Corallo - Presidente circoscrizionale dell'UIF di Ragusa- è proseguito con i saluti del Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Ragusa, Avv. Giorgio Assenza, quindi con i saluti del Presidente Nazionale dell'UIF, Avv. Elisabetta Rampelli (che non ha potuto presenziare), nell'occasione letti dalla Dott.ssa Chiara Messina ( la più giovane iscritta UIF d'Italia), seguiti dall'intervento dell'Avv. Enrico Calabrese, Segretario Nazionale dell'UIF. Quindi si sono susseguite le relazioni del Dott. Giuseppe Sapienza, psichiatra e psicoterapeuta, dell'Avv. Remigia D'Agata ( membro del Consiglio Nazionale dell'AIAF ) ed infine del Dott. Salvatore Barracca, Presidente del Tribunale di Ragusa. I lavori, sospesi per il pranzo, sono ripresi nella sessione pomeridiana con l'intervento del Capitano Elisabetta Spoti, del Comando Provinciale dei Carabinieri di Ragusa, dell'Avv. Sergio Piccolo Salafia ( componente del Comitato Etico nazionale dell'UIF) e conclusi dal Dott. Andrea Reale, Magistrato del Tribunale di Ragusa. L'elevato spessore delle relazioni e degli interventi, il vivace dibattito sviluppatosi, la inaspettata copiosa partecipazione ( nonostante fosse un sabato) hanno premiato gli sforzi profusi dall'organizzazione dei Colleghi ragusani dell'UIF. Ancora una volta l'UIF al servizio dei Colleghi! 

 

INTERVENTO DEL SEGRETARIO NAZIONALE UIF AL CONVEGNO UNIONE ITALIANA FORENSE DI RAGUSA deL 18 Febbraio 2017 

Illustri Relatori, Cari Colleghi buongiorno a tutti. 

Oggi l’Unione Italiana Forense di Ragusa si presenta con il suo primo convegno di studi. Il tema trattato (di famiglia con particolare riferimento alle problematiche sottese all’addebito nella separazione dei coniugi, al risarcimento dei danni ed ai loro profili processuali ) è una sfida che solo gli studiosi potevano raccogliere. Perché delle due l’una: o ci si appiattisce sui consolidati orientamenti dottrinari e giurisprudenziali oppure si svolge l’attività del giurista che tenta sempre di andare oltre per avvicinarsi a ciò che dovrebbe assomigliare sempre più alla Giustizia e soprattutto in un ambito così delicato come la famiglia nel suo momento di crisi. Bene diceva Calamandrei allorchè affermava che “IL SEGRETO DELLA GIUSTIZIA STA IN UNA SEMPRE MAGGIOR UMANITA’ E IN UNA SEMPRE MAGGIORE VICINANZA UMANA TRA AVVOCATI E GIUDICI NELLA LOTTA CONTRO IL DOLORE “… e non c’è branca del diritto che più induce a condividere tale esortazione se non il diritto di famiglia. Il che induce anche a ripensare il ruolo dell’Avvocato nell’ambito della crisi famigliare e del Magistrato che dovrebbero ricordare che quel singolo caso posto alla loro attenzione, anche se ha connotati assolutamente comuni statisticamente ad altri, è, per i protagonisti, il fallimento di una vita e che mai comprenderebbero un trattamento burocratico del loro antagonismo che involge, spesso, anche il futuro di terzi assenti dal processo ( penso ai figli, ai nonni…insomma alla famiglia allargata) della cui risoluzione i protagonisti del processo – nel bene e nel male – hanno larga responsabilità. I Colleghi di Ragusa hanno anche puntato alla verifica di alcune peculiarità proprie della materia oggetto del convegno, solo apparentemente risolti, con particolare riferimento alla funzione sostanziale dell’addebito ed all’azione per risarcimento del danno in ordine - ma non solo - al loro contenuto sostanziale ma anche alle problematiche processuali sottese come, per esempio, la procedibilità, nel medesimo giudizio, della pronuncia dell’addebito e del risarcimento del danno: ma in definitiva è questa la funzione del giurista promuovere il progresso anche della giurisprudenza con l’enfasi e lo studio che la dottrina apporta collegata com’è direttamente e quotidianamente alle esigenze dei cittadini mentre nelle aule processuali tali istanze pervengono già filtrate e mediate dagli Avvocati. Ed oggi qui si trovano, per l’appunto, a confrontarsi (nel senso più nobile ed alto del termine ) Avvocati e Magistrati che quotidianamente devono districarsi fra la deprecabile quotidiana proliferazione di leggi e leggine, spesso scritte male e talvolta contraddittorie, con l’umanità che ne chiede l’intervento e con l’ulteriore aggravio delle posizioni non sempre univoche della Suprema Corte ( la cui funzione nomofilattica, purtroppo, è sempre più messa in discussione non solo dai giudici di merito ma proprio da essa Suprema Corte con decisioni altalenanti e non sempre comprensibili sul piano giuridico, con il devastante effetto di rendere il processo poco credibile e dannosamente aleatorio). Ecco che, ancora una volta, emerge in tutta la sua imponenza la necessità che Avvocatura e Magistratura, abbandonata ogni autoreferenzialità, si ricordino della loro altissima funzione sociale che la Costituzione riconosce e riserva ad entrambi (e non già ad uno dei due) e che i processi trattati sono uomini e non fascicoli. La comune battaglia, direi il comune modo di confrontarsi quotidianamente, deve essere svolto in guisa tale da 

riaffermare la dignità delle professioni dei Giudici e degli Avvocati, consapevoli che il rispetto e la dignità non si pietiscono, non si chiedono, ma si ottengono con i comportamenti concreti posti in essere quotidianamente tanto nelle aule di giustizia, quanto nei nostri studi quanto nei rapporti con gli assistiti: tutto ciò dipende solo ed esclusivamente da ciascuno di noi e dal suo modo di interpretare la professione che si è votato a svolgere non da altri! Se non abbiamo la forza o la voglia di fare ciò, se l’unico stimolo per sopravvivere (non già per vivere che è ben altro) è la miope coltivazione del singolo orticello non prendiamocela con il fato o con gli altri ma dobbiamo avere il coraggio di ascrivere a noi stessi ed ai nostri limiti il fallimento in primis prima personale e poi professionale; non è più tempo di facili alibi e di autocommiserazione. Ecco, l’UIF è formata da Avvocati che hanno smesso di pensare alla primaria coltivazione del loro orticello comprendendo che il singolo orticello di ciascuno non è altro che parte dell’intero fondo su cui si svolge la vita e che il primo non può essere pensato come una monade avulsa dal secondo che invece lo condiziona e ne determina, perfino, l’esistenza. Per questo oggi siamo tutti qui, gratuitamente e grazie al disinteressato sforzo dei relatori e degli organizzatori, che si sono adoperati per creare un momento di evoluzione professionale comune, pensando che se migliorano gli altri migliorano anche i singoli e quindi migliora il mondo che condividiamo. Siamo convinti dell’altissima ed insostituibile dignità della funzione forense, presidio di libertà, tutela dei diritti e democrazia, consapevoli che possiamo guardare ai nostri Martiri (il presidente del COA di Torino Fulvio Croce ucciso dalle br, Giorgio Ambrosoli, Serafino Famà e tanti altri …) con orgoglio ma con la consapevolezza che siamo Loro Colleghi ma con la responsabilità di doverne essere degni oltrecchè fieri. Se non abbiamo la voglia di combattere per tutto questo (cosa che è nel DNA degli Avvocati) allora avremo perso la guerra perché avremo tradito il nostro giuramento ma, soprattutto, avremo tradito noi stessi se è vero com’è vero che questa Professione l’abbiamo scelta e desiderata. Bene diceva Ezra Paund: “Se un uomo non intende correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.”

 

Avv Enrico Calabrese Segretario Nazionale 


 

Clicca qui per scaricare i saluti del Segretario Nazionale al convegno di UIF Ragusa.

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