L’UIF nasce l’11.4.1997 a Roma  con  intenti che sono ancora – quasi tutti – di straordinaria attualità. Si rilevava allora che:

“C’è malessere all’interno dell’Avvocatura, accerchiata in tutti i suoi aspetti e ridotta a mera espressione burocratica di lavoro autonomo finalizzato al sostentamento.

 

Oggi, diritti ritenuti acquisiti ed intangibili sono progressivamente erosi, assoggettati a continue critiche per ragioni ideologiche, posti in discussione nel nome di ricorrenti emergenze, vere o presunte, paventate al solo fine di compattare l’opinione pubblica contro il nemico di turno.

Oggi, la presunzione di innocenza, la segretezza delle comunicazioni e dei dialoghi, i diritti privatissimi e l’habeas corpus, restano mere enunciazioni di principi, quotidianamente sconfitte da una infinità di eccezioni, distinguo e presunte regole.

L’Avvocatura, dunque, deve porsi necessariamente dalla parte della tutela dei diritti fondamentali, quale Garanzia di Libertà, non potendo restare inerte o passiva di fronte a un progetto di “normalizzazione”, di omologazione nei confronti del potere costituito, di restrizione degli spazi di libertà e difesa del cittadino.

 

Giorno dopo giorno si avverte la consistenza sempre più corposa, nel generale (leggi Stato) e nel particolare (leggi settore Giustizia), delle tragiche conseguenze di questo vento che soffia impietoso, spazzando via. a poco a poco, i diritti più elementari.

Basta muoversi nell’humus del Pianeta Giustizia, per percepire, che non è più procrastinabile, a pena di pericolose rinunce, un’azione univoca ed incisiva per rivendicare l’attuazione quotidiana dei principi ispiratori della Democrazia e della Libertà, così come trasfusi nello Stato di Diritto.

Creare una nuova Associazione che abbia la presunzione di ricostruire intorno all’Avvocato quella dignità e quel prestigio morale e culturale che una volta gli appartenevano, muovendo dai presupposti e dalle esigenze appena accennati, è un grande progetto, nel quale vogliono credere tanti Avvocati e le tre associazioni che, sciogliendosi, hanno puntato su questa scommessa.

 

Se è vero che i diritti politici e le libertà individuali esistono non in quanto concessi da Stati o Governi, non in quanto garantiti da Leggi o Costituzioni, ma solo se e nella misura in cui i cittadini li esigono tenacemente, è vero che gli Avvocati devono spezzare quel filo sottile che divide senza alcuna ragione l’Avvocatura, per esaltarne la funzione.

 

Compito dell’Avvocatura nella società post-moderna, sarà quello di essere Garante della Libertà, portatrice di valori e di idee di rilevanza generale, che conducano alla Civiltà del Diritto tramite il Diritto senza ideologia.

Per essere in grado di assumere tale onere, l’Avvocatura non dovrà farsi serva di nessuno.

Dovrà essere e sentirsi Libera, non condizionata nei suoi componenti, non assillata dall’incertezza del futuro, non passiva destinataria di decisioni altrui, portatrice di una forte etica della responsabilità.

 

In questa prospettiva l’Unione Italiana Forense, saprà dare agli Avvocati adeguata risposta, e saprà essere centro di raccolta di quelle forze che vogliono mantenersi libere per pensare liberamente, ragionare liberamente, intingere a piene mani alle risorse della propria fantasia e della propria conoscenza.

Ma non dovrà soltanto occuparsi di massimi sistemi, dovendo necessariamente far sentire la sua voce anche per pretendere una soluzione concreta ai problemi quotidiani ed attuali che attanagliano la Giustizia e la Professione.

In questo quadro, si inseriscono le richieste di riforma della Legge Professionale, con una seria e non demagogica riforma dell’accesso alla Professione, nella quale vengano esaltati i ruoli del Consiglio Nazionale Forense e dei Consigli dell’Ordine, e venga riconosciuto all’Organismo Unitario dell’Avvocatura il ruolo che gli compete.

 

I Consigli dell’Ordine dovranno continuare, nella massima autonomia, ad essere i presidi territoriali ed istituzionali delle nostre Libertà.

Al Consiglio Nazionale Forense dovrà essere riconosciuto e confermato il ruolo di massima espressione istituzionale dell’Avvocatura, con l’esaltazione – tra le sue funzioni – di quella giurisdizionale.

 

La rappresentanza politica dell’Avvocatura competerà all’Organismo Unitario, e dovrà essere esercitata in quello spirito di intesa tra organismi istituzionali e politici che ha caratterizzato questa stagione.

Nella sua passività, nei suoi individualismi, nella sua angoscia quotidiana l’Avvocatura non ha saputo resistere ogni volta in cui è stata imbrigliata, non ha saputo tutelarsi dall’assurda pressione fiscale, dall’assurda proliferazione di norme, dall’altrui volontà di renderla mero ceto produttore di denaro da tassare: ora deve cominciare a difendersi concretamente.

 

E se non ha avuto la forza di incidere quando sono stati adottati provvedimenti nella giustizia civile, pretendendo che fossero ascoltate le sue proposte, se non ha forza per incidere nel processo penale o nel processo amministrativo, tanto più ha bisogno di organizzarsi per far sentire la sua voce.

L’Avvocatura ha chiesto un reclutamento straordinario di Magistrati tra gli Avvocati, fornendo le prove che il dissesto della giustizia è stato anche conseguenza dell’esiguità del numero dei giudicanti, ha chiesto serie misure per adeguare le strutture, ha proposto di utilizzare gli obiettori di coscienza, ma non è stata ascoltata.

 

L’Avvocatura chiede incentivi e sgravi fiscali per le transazioni, chiede la riduzione dei costi della Giustizia, chiede che le 200.000 leggi esistenti siano accorpate in testi unici di facile comprensione, che restituiscano ai cittadini la certezza del diritto.

L’Avvocatura chiede Magistrali equilibrati e preparati.

Chiede la separazione delle carriere tra Magistratura requirente e giudicante, ritenendo che la diversa formazione sia importante per non confondere i ruoli e garantire al cittadino un processo giusto.

Chiede il riconoscimento concreto di un ruolo paritario tra accusa e difesa nel processo penale, con le necessarie facilitazioni nella fase delle indagini e nell’accesso alle notizie processuali.

 

Chiede la riforma del processo Amministrativo, pretendendo quelle regole necessarie a garantire la parità tra il cittadino e l’amministrazione, a garantire una risposta veloce, a proteggere il cittadino dagli abusi dello Stato.

Chiede la riforma della legge sul gratuito patrocinio, assolvendo alla sua funzione di portavoce della tutela dei non abbienti.

L’Avvocatura chiede che sia finalmente garantito dallo Stato il diritto di ogni cittadino ad un processo rapido, equo ed imparziale, il diritto di ogni cittadino a ricevere giustizia in tempi ragionevoli ed a costi ragionevoli, il “diritto alla certezza del Diritto”.

Un’Avvocatura libera nello Stato, potrà solo apportare miglioramenti allo Stato, assolvendo la sua funzione di orientamento, controllo, propulsione.

L’Unione Italiana Forense, sarà laboratorio fecondo di proposte, efficace canale di trasmissione delle proteste, pronto intervento per la tutela dei diritti e degli interessi degli Avvocati, fucina di idee e culture volte a recuperare per tutti l’antico prestigio della Classe Forense”.

 

L’Associazione Unione Italiana Forense (U.I.F. ) ha gli scopi:

a) di elevazione morale ed intellettuale degli associati;

b) di affermazione dei principi tradizionali e di tutela della funzione dell’avvocatura italiana;

c) di rappresentanza degli associati nell’ambito della categoria forense e nei confronti delle istituzioni e di tutte le parti sociali;

d) di azione costante per la soluzione dei problemi della giustizia, della vita giudiziaria e dell’ordine forense;

e) di difesa dei valori di libertà a tutela dei diritti del cittadino;

f) dello studio e divulgazione dei problemi della società moderna per adeguare il diritto sostanziale e le strutture processuali alle esigenze attuali della collettività nazionale ed alle conquiste del diritto italiano, inserendo quanto sopra nel contesto europeo;

g) di provvedere alla formazione ed all’aggiornamento professionale.”.

Se ancora oggi siamo qui a discutere delle medesime problematiche – forse peggiorate – ci dovremmo interrogare sui tanti perchè e se ciò non sia anche il frutto della singola responsabiltà di ciascun Avvocato e di chi ha ritenuto di estranearsi dal conflitto per delegare ad altri la fatica della battaglia, lasciandoli da soli in prima linea per dedicarsi alla coltivazione del proprio orticello ( salvo poi ad abbaiare alla luna ), facendo perdere forza e credibilità alle azioni intraprese.

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