"Non risponde al pm" e lui indaga gli avvocati

July 26, 2017

L’ACCUSA: INFEDELE PATROCINIO. IL COA: «ATTO ILLEGITTIMO»

 

Indagati per aver suggerito al proprio assistito di avvalersi della facoltà di non rispondere. L’incredibile storia ha come protagonisti due avvocati di Udine, che il 23 giugno hanno visto perquisire i propri studi e le abitazioni perché accusati di infedele patrocinio. Secondo il pm che ha ottenuto la perquisizione e il sequestro, uno dei due avvocati avrebbe violato la legge suggerendo ad una cliente, accusata di favoreggiamento, di rimanere in silenzio durante un interrogatorio. Un’accusa, secon- do il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Udine, «strana e incongrua», dato che quel suggerimento è un diritto previsto dal nostro ordinamento. Ma non solo: l’indagata avrebbe commesso il reato di favoreggiamento a vantaggio del marito, quando il codice penale prevede il vincolo matrimoniale «quale causa di non punibilità». L’altro legale, invece, difensore del marito, è stato tirato in ballo per un altro strano reato: la sua colpa è quella di essersi scambiato informazioni con il collega, comportamento, evidenzia il Coa, previsto dal codice deontologico. Ma ad indignare è stata anche la rilevanza data sulla stampa alla notizia, che sebbene non riportasse i nomi dei due avvocati ha provocato «pregiudizio e nocumento dell’intera categoria professionale». Rilievo che, invece, non è stato dato alla decisione del Riesame, che il 13 luglio ha annullato il provvedimento restituendo il materiale sequestrato, «non essendo ravvisabile il fumus del reato di patrocinio infedele». La linea difensiva seguita non può essere censurata, dice il Tribunale, in quanto «diritto espressamente riconosciuto». Un atto di prepotenza, dunque, anche per quanto riguarda lo scambio di informazioni tra i due avvocati. La vicenda, per il Coa, rappresenta «un concreto pregiudizio all’indipendenza del difensore» e al principio «dell’inviolabilità del diritto alla difesa». Un’interferenza nel rapporto tra difensore e difeso, motivata, forse, dal fatto che la linea della difesa non era evidentemente «suscettibile di condurre all’acquisizione di elementi di prova a sostegno della tesi accusatoria», denuncia il Coa. Che vede nell’atteggiamento della Procura una forma di condizionamento degli avvocati che, non volendo essere incriminati, cambierebbero strategia. Ma il Coa alza la voce: «non fatevi intimorire».

 

«COSÌ CONDIZIONANO I COLLEGHI, CHE PREFERISCONO CAMBIARE STRATEGIA PIUTTOSTO CHE FARSI INCRIMINARE»

segue commento del Presidente U.I.F. - Unione Italiana Foresne Avv. Elisabetta Rampelli:

"E' così .... ma è anche colpa nostra. Se l'Avvocatura fosse un solido pilastro della giurisdizione, se fosse fiera, degna, preparata, unita, coraggiosa e decisa, episodi del genere non si verificherebbero. E chi è impreparato sarebbe messo all'indice dallo stesso corpo sociale che lo esprime."

Quella leggera esitazione

July 18, 2017

In ricordo di Paolo Emanuele Borsellino.
Di Sara Kelany

"Il ponte delle spie": etica e giustizia nella professione forense secondo Spielberg

January 12, 2017

Gli ingredienti fondamentali di un buon avvocato agli occhi di uno dei più popolari registi statunitensi.

 

Di Agnese Agozzino

 

Molto più di un film candidato all'Oscar, "Il ponte delle spie" nel 2016 ha fatto guadagnare a Steven Spielberg non solo sei nomination alla statuetta più ambita del mondo del cinema ma anche il consenso del mondo forense, fatto di moltissimi avvocati che affrontano il proprio lavoro con dedizione e rispetto. Rispetto che si traduce in un ideale che oltrepassa i pregiudizi e al tempo stesso anche i propri interessi personali, pur di restituire giustizia e onore agli assistiti.

L'avvocato e la pubblicità

January 08, 2017

Quali sono i limiti entro cui si può spingere la pubblicità di uno studio legale? Fino a dove è consentito all’avvocato fare «comunicazione al pubblico e alla clientela»?

L’avvocato può fare pubblicità? No, il termine esatto è comunicazione al pubblico, che poi, nella sostanza, è la stessa cosa se non per il fatto che quest’ultima deve avere dei toni più pacati, evitare le iperboli, la comparazione, non deve fare del prezzo l’elemento distintivo della prestazione.

La “pubblicità” per l’avvocato è stata introdotta nel 2012 [1] dalla legge di disciplina dell’ordinamento forense; tuttavia sono ancora pochi i legali a sfruttare questa possibilità, un po’ per reputazione, un po’ per snobismo – vittime di una vecchia impostazione secondo cui lo studio legale è lontano al commercio e, quindi, all’autopromozione -, un po’ per paura delle altalenanti interpretazioni dell’Ordine in materia di deontologia, un po’ per timore di quella visibilità che
genera sempre antipatie, maldicenze e pettegolezzi tra colleghi. Eppure, la pubblicità è l’anima del commercio e il professionista, che lo voglia o meno, nel momento in cui vende una prestazione professionale fa commercio. Lo sanno bene gli altri paesi anglosassoni e della stessa Comunità Europa, dove il «farsi conoscere» è ormai una prassi consolidata, specie per un mercato come quello legale dove la concorrenza è così ampia e serrata. Non ci si può allora lamentare se poi il proprio studio resta limitato al confine territoriale della propria città se non si ha il coraggio di investire qualche centinaio di euro in pubblicità, anche quella sul web che, tra tutte, resta ancora quella più economica e più.

Niente flat tax al 24% per avvocati e professionisti

January 06, 2017

La legge di bilancio 2017 lascia fuori i professionisti dalla platea di coloro che beneficeranno della nuova Imposta sul Reddito Imprenditoriale.

La definitiva approvazione della Legge di Bilancio avvenuta lo scorso mese (per approfondimenti: La manovra è legge: tutte le novità punto per punto) ha portato conferme, ma anche smentite.
Il legislatore tributario ha approvato la nuova IRI, ossia l'imposta sul reddito imprenditoriale destinata a rimodulare l'imposizione sui redditi d'impresa.
Si è in tal modo previsto un unico trattamento fiscale sia per i redditi d'impresa che per quelli da lavoro autonomo, con una manovra che incentiva soprattutto le piccole imprese e gli imprenditori che reinvestono i proventi dell'azienda (per approfondimenti: Professionisti e autonomi: arriva l'Iri). Tuttavia, la riduzione dell'Ires dal 27,5 al 24% e la nuova IRI (fissata sempre al 24%) sono entrate in vigore esclusivamente per quanto riguarda le imprese.
Niente flax tax dunque per i liberi professionisti, quindi per attività professionali svolte sia in forma individuale sia in forma di studio associato, società semplice, associazione professionali, e via discorrendo, che invece dovranno continuare ad applicare il regime fiscale Irpef della tassazione su base progressiva.
Infatti, l'art. 55-bis (Imposta sul reddito di impresa) inserito dalla Legge di Bilancio 2017 nel Tuir (Testo Unico delle
imposte sui redditi) prende espressamente in considerazione unicamente il reddito d'impresa degli imprenditori individuali e delle società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria.
Tuttavia, così facendo si va a realizzare una penalizzazione discriminante nei confronti di soggetti tassati sino ad oggi in maniera analoga e paritetica rispetto a soggetti ammessi a godere della nuova Iri a partire dal 1° gennaio 2017.
Un'esclusione che rappresenta una vera e propria contraddizione della misura finanziaria e che potrebbe far lecitamente pensare che in tal modo il legislatore abbia voluto favorire la crescita delle sole imprese, in un'ottica imprenditoriale che esclude autonomi e liberi professionisti, posto che già alcune voci avevano dubitato della convenienza della nuova IRI, la quale si applica esclusivamente a quella parte di utili non prelevati o distribuiti (per approfondimenti: Partite Iva: cosa cambia con la nuova flat tax). Ciò significa che il risparmio in sostanza andrà a diminuire man mano che aumentano gli utili prelevati.

Lucia Izzo

Compensi degli avvocati: torneranno i minimi?

January 09, 2017

Circa dieci anni fa un importante uomo politico italiano passò alla Storia per una battaglia combattuta contro alcune lobby professionali, in particolare avvocati, farmacisti e tassisti, avviando un processo che fu definito di liberalizzazione.

Le categorie interessate contestarono la normativa introdotta (D.L. 4 luglio 2006 n. 223) e in particolare i più alti vertici dell’avvocatura affermarono che essa snaturava la funzione della professione introducendo principi incompatibili con la stessa storia dell’avvocatura.

La protesta non ebbe successo: la normativa passò perché, come si diceva a quel tempo, l'Europa ce la impone.

Si arrivò così prima all'abrogazione delle tariffe minime vincolanti, poi all'abrogazione tout court delle tariffe, sostituite dagli attuali parametri ministeriali.

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